Il Messico,quest' anno al suo primo exploit, si presenta con un' ottima carta da visita: Rafael Lozano-Hemmer. Some Things Happen More Often Than All of The Time è composto da sei installazioni multimediali ed interattive. Combinando il linguaggio dei nuovi media con l'architettura mediante sofisticati software e telecamere di sorveglianza,
Lozano-Hemmer stupisce lo spettatore facendo lo diventare parte integrante
dell' opera, sorprendendolo e
mettendo lo a confronto con interfacce umane ed intuitive.
Aemout Mik rappresenta
l'Olanda con Citizens and
Subjects, un' opera suddivisa in tre sezioni: un'installazione, un
catalogo, un convegno. Come sempre molto interessanti sono i suoi video, in bilico fra realtà e
finzione, girati come reportage ma realmente filmati sul set, in uno spazio in cui l'occhio della videocamera, segue, osserva e rincorre eventi
e personaggi in continua azione. L'istallazione
consiste nella ricostruzione, di parte di una scenografia all'interno
della quale sono inseriti dei monitor ed è incentrata, come spesso nelle opere di Aernout, su tematiche sociali. Attraverso l'analisi delle problematiche tra sicurezza e immigrazione, metodi repressivi e libertà, discriminazione e uguaglianza l'artista cerca, se non di dare una risposta, almeno di sollecitare una riflessione.
Del tutto particolare il padiglione africano che, con Check List Luanda
Pop, sfoggia un abito eccentrico: al posto
delle consuete personali viene esposta la raccolta del discusso manager
Sindika Dokolo, prima collezione privata nata in Africa tre anni fa che include anche opere di Chris Ofili - con un
raffinatissimo disegno miniaturale - Andy Warhol, Marlène Dumas, Jean Michel Basquiat e Miquel Barcelo.
E dopo anni di inattivItà, con la 52° Biennale ha...
È sbagliato considerare la progettazione di software come un'attività eminentemente tecnica alla quale si andrebbe in seguito a sovrapporre l'attività del designer di interfaccia. Le pontenzialità innovative di un qualsiasi nuovo programma da calcolatore sono tali e tante che il problema di come mettere l'utente in relazione con esse finisce per essere assai più rilevante del come implementarle. In altre parole: è più facile inventare nuove funzioni che permettere all'utente di acquisire familiarità con esse [....] costruzione di interfaccia, è in un primo momento la sua natura di protesi che viene messa in evidenza: il linguaggio che l'interfaccia implementa è lo strumento che organizza quella parte di mondo che il programma rappresenta. In questo senso il linguaggio è tanto più riuscito quanto più è "utilizzabile", quanto più è "trasparente" all'utente come linguaggio e rinvia direttamente alle funzioni del programma. Ma in seconda istanza il linguaggio dell'interfaccia è davvero un sistema